L’ipotalamo è
una zona del cervello che esercita un
controllo su importanti funzioni di sopravvivenza, come l’equilibrio
idrico, la
temperatura del corpo, l’assunzione del cibo, i cicli sessuali e
circadiani, la
pressione arteriosa, l’increzione dell’ipofisi e molto altro. Purtroppo
l’ipotalamo sollecitato dalle emozioni, è capace di vivere di vita
propria e,
da collaboratore della Ghiandola Pineale, diviene direttore
d’orchestra, con la
complicità dell’ipofisi, per mezzo del meccanismo dell’HPA.
Lo stress ha
effetti negativi innanzitutto sulla Pineale e,
poiché la Pineale può essere considerata l’estremità superiore del
Sistema
Simpatico, questo porta squilibrio del SNA (sistema nervoso autonomo).
L’attività della Pineale, a causa del meccanismo HPA emozionale
prevalentemente
in azione con progressiva produzione di ormoni surrenali, si riduce
sempre più fino
a spegnersi e a una certa età si può rilevare ai raggi X che la
ghiandola
letteralmente si calcifica. In questo modo si vive in una condizione di
stress
che sembra invece un vivere normale. A quel punto, visto che la
neuro-psico
modulazione è inibita, l’organismo cerca di proseguire nella sua
esistenza per
mezzo del livello più basso di regolazione, quello tanto caro agli
psichiatri:
i neurotrasmettitori.
I
neurotrasmettitori sono sostanze liberate anche dalle
terminazioni nervose quando il segnale sta per esaurirsi per consentire
la
continuità del segnale. Per la trasmissione dei segnali nervosi, il
sistema si
avvale, tra i più importanti neurotrasmettitori, di acetilcolina,
dopamina,
adrenalina, noradrenalina, serotonina, istamina, endorfine che agiscono
sul SNC
(sistema nervoso centrale) modificando lo stato elettrico delle cellule
cerebrali le quali, a loro volta, modificano l’attività fisiologica
degli
organi.
Endorfine,
enkefaline e dinorfine sono neurotrasmettitori
oppioidi e l’endorfina è sempre stata fatta rientrare nella chimica del
piacere; in realtà queste sostanze sono semplicemente sostanze
analgesiche,
morfino-simili. C’è infatti da fare una differenziazione tra il piacere
egocentrico e il piacere cristocentrico (divino), intendendo il primo,
come
quel picco emozionale derivante dal raggiungimento di uno scopo della
personalità, quale può essere la riuscita rapina in banca, ma il
piacere
divino, quello derivante non da uno scopo egocentrico, cioè solo fine a
sé
stesso, ma cristocentrico, che arreca piacere anche alle situazioni
collegate
alla persona, è definibile come chimica della gioia e trova come suo
modulatore
la molecola dell’anandamide, dal termine sanscrito “ananda” usato per
intendere
beatitudine.
Tale molecola è
prodotta solo quando i sistemi oppioide e
cannabinoide sono in perfetto equilibrio.
Le endorfine
sono rintracciabili, prevalentemente,
nell’ipofisi e nell’ipotalamo. L’euforia che si nota negli innamorati
(che non
risponde necessariamente all’amore divino tra gli esseri) può essere
dovuta
proprio all’aumento delle endorfine circolanti così come anche tutte
quelle
attività che la gente, in quanto branco, ricerca al fine di trovare il
piacere:
gioco d’azzardo, cinema, teatro, fumo, mettono in moto il sistema
endorfinergico, comprese le attività religiose, il nuoto o lo jogging,
motivo
per il quale molta gente si dedica a esse in modo abituale.
Qualsiasi tipo
di dipendenza, farmacologica o meno, dà luogo
alla produzione di una proteina chiamata delta-FosB; questa è una
proteina molto
stabile che può rimanere nel cervello per mesi dopo la cessazione
dell’esposizione e la sua persistenza risiede nella particolare
stabilità
molecolare. Questa proteina crea danni nel sistema di trascrizione
dell’RNA;
errori di trascrizione sono alla base di alterazioni dei tessuti
dell'organismo, dello sviluppo di malattie, di cambiamenti
comportamentali e della
distruzione della chimica del piacere a livello dopaminergico e del
glutammato.
Ripeto che qui
stiamo parlando di attività in cui la gente
trova picchi emozionali perché sa
di
potersi divertire e quindi non sono manifestazioni che provengono da
dentro: si
sa già come va a finire, a differenza del rendere conosciuto il nostro
Sconosciuto, il nostro Divino sempre nuovo. Una canzone, a tal
proposito,
recitava: “Sono fuori dal tunnel del
divertimento…” visto che si dice allo stesso modo quando si
esce dalla
droga.
Quando invece
tali passioni vengono raggiunte per mezzo di
vere spinte interiori, il risultato non sarà analgesico dovuto a
produzioni cerebrali
oppioidi, ma rigenerante, per produzione di sostanze date
dall’equilibrio
oppioide-cannabinoide che sfociano, appunto, anche nell’anandamide. La
mente è
il più astuto dei nostri nemici che, pur di sopravvivere, mette in atto
numerosi stratagemmi gratificanti (endorfine) come la ricerca
spirituale,
l’aspirazione alla virtù o alla santità. Fin quando il nostro piacere
sarà in
termine di endorfine, la piena attività regolatrice della Pineale ci è
preclusa.
GHIANDOLA
PINEALE
La Ghiandola
Pineale è un corpuscolo grande come una
lenticchia, a forma di cono (quindi potrebbe ricordare una minuscola
coppa, il
Graal), situata alla base del nostro cervello (quindi dentro di noi).
La Ghiandola
Pineale, secondo le filosofie orientali, nella
sua piena attività produce 972 sostanze ed ormoni; l’interezza di
questa
produzione corrisponde a quella del liquido dell’immortalità del Graal,
ambrosia o amrita, il nettare degli dei, cioè quella sostanza capace di
cambiare il codice genetico, provocando un’azione opposta a quella dei
malefici
peptidi ipotalamici (neuroumori) creati a seguito di stress emozionale.
È noto che chi
beve dal Graal ottiene l'eterna giovinezza,
la guarigione da tutte le malattie e l'illuminazione; la Ghiandola
Pineale è il
nostro Graal fisiologico e possiamo "bere" da essa un liquido di
questa portata, se la programmiamo in merito.
La sostanza più
nota della ghiandola è l’ormone melatonina;
questo ormone è un prodotto notturno della ghiandola e la notte, in
assenza
dello stress del quotidiano, abbiamo il momento massimo della sua
attività in
quanto cura e ripara i danni della fase di veglia dovuti alle influenze
negative che la mente esercita sul nostro corpo.
Scrive Laurence
Gardner in "Il Regno dei Signori degli
Anelli" (Newton Compton Editore) "... la melatonina esalta e rafforza
il complesso del sistema immunitario del corpo, accresce la produzione
di
energia fisica alzando il livello di sopportazione della fatica, regola
la
temperatura interna contribuendo a un'ottimale gestione del sistema
cardiovascolare ed è per eccellenza la sostanza antiossidante del
corpo, con
effetti evidenti sui meccanismi antinvecchiamento e sulla mente,
sviluppando
facoltà paranormali".
Ecco che bere
dal Graal significa attingere dalla natura più
profonda del Sé e ciò si manifesta nel corpo come secrezioni contenenti
melatonina e tante altre sostanze della Ghiandola Pineale; il
risultato, a
certi livelli, è l’immortalità" (effetto antinvecchiamento e
rafforzamento
del sistema immunitario) e "l'illuminazione" (aumento delle facoltà
paranormali, dell'intuizione e altro). Il piccolo cono, dunque, come la
coppa
del Graal, elargisce questo succo miracoloso.
Bere dal Sacro
Graal non
è quindi un fatto fisico, cioè bere dalla più famosa e
introvabile delle
reliquie, ma rappresenta l'acquisizione di un elevato stato di
coscienza che
produce specifici effetti biologici nel corpo, al punto che il corpo
beve dalla
Ghiandola Pineale finalmente libera di essere.
Una
caratteristica da tener presente deriva dall’attenta
osservazione di una procedura delle Scuole Iniziatiche: costringere gli
Studenti a soggiornare almeno tre giorni in una grotta al buio più
assoluto in
quanto la Pineale non si attiverebbe subito al massimo delle sue
possibilità.
Un discorso
speciale va fatto sulla melatonina: nelle prime
ore di sonno i livelli di corticosteroidi raggiungono lo zero e la
melatonina
aumenta, ma quando il livello di stress è eccessivamente alto
(dominanza
para-simpatica o blocco del simpatico-parasimpatico), i livelli di
corticosteroidi rimangono alti o, al meglio, c’è una grossa produzione
di
noradrenalina che blocca la trasformazione di serotonina in melatonina.
In
entrambi i casi, non vi è produzione di melatonina e poiché il corpo
“guarisce”
e riposa di notte, così si spiega la stanchezza del mattino e la
mancata
guarigione.
La Ghiandola
Pineale fu scoperta più di 2300 anni fa dai
medici greci Erofilo ed Erasistrato, fondatori della grande Scuola
Medica di
Alessandria d’Egitto. Dopo di loro, Galeno la considerò una struttura
rientrante
nelle ghiandole linfatiche e solo alla fine del 600 Cartesio
(Descartes) le
fornisce una corretta collocazione.
Nella sua opera
“Discorso sul metodo”, divide la realtà in
“res extensa“ e “res cogitans“. La prima rappresenta la realtà fisica
che è
estesa, limitata e inconsapevole, la seconda è la realtà psichica cui
Cartesio
attribuisce le qualità di inestensione, libertà e consapevolezza.
Queste due
realtà sono molto eterogenee e fondamentalmente
non possono interagire creando così un dualismo: come può cioè l’uomo
agire
fisicamente (res extensa) secondo libera volontà (res cogitans).
Cartesio
affronta la cosa in questi termini: qual’è il punto dove nell’uomo
possono
interagire i due aspetti res cogitans e res extensa?
Fu così che si
spinse a considerare l'epifisi come l'organo
dove l'anima immortale (res cogitans) si incontra con il corpo mortale
(res
extensa); si convinse di ciò a seguito della constatazione che dal
momento che,
dal momento che l’unica parte del cervello a essere singola e unitaria
(non divisa
e sdoppiata nei due emisferi) era la Ghiandola Pineale o conarium, non
poteva
essere che lei il punto di interazione. È importante sottolineare che
Cartesio non sosteneva che l’anima
fosse
contenuta nel conarium, ma che questo non fosse altro che il semplice
punto di
interazione; da questo assunto i medici dell’epoca associarono le
calcificazioni della Ghiandola Pineale a gravi turbe psichiatriche e
alla
follia pura, precedendo di 300 anni l’attuale Scienza.
La Ghiandola
Pineale non mai ricevuto grande attenzione
dalla medicina occidentale ufficiale che si è per lungo tempo limitata
a
relegarla nell’ambito di struttura che si atrofizza dopo la pubertà e
comunque
di incerta e non prevalente funzione, ma certamente endocrina. È stata
considerata, fino qualche decennio fa, come un organo pressoché
superfluo
giunto all’uomo dai rettili in miliardi di anni di evoluzione.
Sappiamo che
fin dall’inizio degli anni ‘50 del secolo
scorso, alcune sostanze a funzione neuro-endocrina
(neurotrasmettitori/ormoni)
prodotti dal cervello furono scoperti da scienziati che lavoravano in
ricerche
segretissime finanziate dai poteri politici, economici e militari. I
finanziamenti per la ricerca pubblica in campo Pineale sono sempre
stati
avversati in quanto si trattava di ”struttura minimale e priva di
importanza“.
Probabilmente i detrattori pubblici di queste ricerche finanziavano
occultamente gli studi in alcune fondazioni e università.
In tali
ricerche vennero tracciate le basi della anatomia e
della fisiologia della visione a distanza, della telepatia, telecinesi
e
psicometria, ottime armi per agire a tutto campo senza disturbo e senza
lasciar
traccia.
Negli anni “60,
grazie agli studi “coperti” sullo
sciamanesimo, si intuì il funzionamento di alcuni poteri nascosti della
mente.
Fu scoperto che l’assunzione di alcune piante usate nei rituali degli
sciamani,
rendeva il cervello non solo in grado di “osservare“ un più ampio
spettro della
realtà (la grande visione degli sciamani), ma capace di modificare
l’ambiente e
il corpo fisico e tali effetti e fenomeni erano riproducibili in altri
soggetti
dopo l’assunzione delle medesime piante.
Questo poteva
forse significare che l’allucinazione dello
sciamano sotto gli effetti di queste piante fosse reale quanto la
realtà dello
stato di veglia? Dato che il sogno dello sciamano poteva predire,
modificare o
annullare effetti materiali, tale allucinazione-sogno poteva in un
certo senso
significare che:
- Alcune sostanze
chimiche, derivati indolici (allucinogeni) in particolare, inducono il
Sistema Nervoso Centrale a incrementare la propria “coerenza
quantistica“ con creazione di un’onda pilota che innesca “l’effetto
osservatore“. In altre parole, l’atto di osservazione effettuato
durante questo stato è tale che l’ambiente stesso perda le
caratteristiche spazio-temporali osservate durante lo stato beta (stato
di veglia comune) e possa stabilizzarsi in uno stato energetico consono
all’onda pilota dell’osservatore. Tale riassetto energetico
“osservatore indotto” detto in fisica quantistica “effetto osservatore”
possibile in uno stato di coerenza cerebrale che avviene durante un
modalità particolare di coscienza che è lo stato theta (così chiamato
per la presenza di onde lente 4-15 cicli\secondo), chimicamente
indotto, provoca un riassetto molecolare con cambiamenti ambientali
percepibili nello stato di veglia comune (stato beta).
- Le percezioni
di soggetti distanti tra loro possono interagire, con crollo della
definizione di realtà, arrivando a intendere per essa un’allucinazione
di massa.
Il mistero
della “grande visione” degli sciamani, della
intercomunicazione e interazione tra le menti, dell’effetto osservatore
è
possibile che sia contenuto in alcune sostanze vegetali che vengono
captate dai
recettori presenti in talune cellule del SNC umano producendo gli
effetti
descritti. Ma per quale ragione “madre natura“ doveva fornire il SNC
umano di
recettori per sostanze che stanno in strutture vegetali? La risposta
ovvia è
che tali sostanze siano, per struttura molecolare, quasi identiche a
sostanze
immesse da ghiandole neuroendocrine umane, i neuroormoni e i
neurotrasmettitori
che siano riconosciuti dagli stessi recettori e da essi vengano captati
e
producano i loro effetti come se fossero sostanze engogene (disponibili
a
volontà). Si produce cioè per via esogena (mediante somministrazione di
neurotrasmettitori) quello che avviene per via endogena e fisiologica
durante
il sonno profondo e negli stati definiti “mistici spontanei”.
Negli anni “80
alcune ricerche dimostrarono che il cervello
dei “mistici” aveva la peculiarità di biosintetizzare tali
neurotrasmettitori
in modo praticamente continuo (con produzione di fenomeni
extrasensoriali e di
benessere psicofisico); viceversa nell’uomo comune tale produzione è
limitata
al periodo di sonno profondo (il sonno R.E.M in cui si registrano
all’elettroencefalogramma le onde Theta).
Per gli studi
finora condotti la Ghiandola Pineale si
configura come una struttura ricetrasmittente tra l’energia del Punto
Zero e il
corpo che la contiene; sicuramente in futuro si scoprirà che le
sostanze
prodotte dalla Ghiandola Pineale sono quei farmaci che andranno a
sostituire
psicofarmaci, chemioterapici, fino ad acconsentire di rientrare in
quegli stati
di coscienza in cui i mistici incontrano Dio.
Mente e corpo,
benché totalmente separati e distinti,
interagiscono nell’uomo: la mente può influenzare il corpo e viceversa.
Per
esistere questa “comunicazione” doveva necessariamente esistere un
punto di
interazione, in cui mente e corpo potessero esercitare la loro
reciproca influenza.
Questo punto di interazione doveva trovarsi nel cervello, perché le
ricerche
fisiologiche del tempo stavano sempre più dimostrando che il cervello
era il
centro delle funzioni della mente.
2008 copyright Arcangelo Miranda
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